CANCELLERIA - LA REALTA' E IL LIMITE DELLA NORMA- LEGGEPRATICA

      L E G G E P R A T I C A
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DIRITTO

IL CANCELLIERE


 INQUADRAMENTO GENERALE

L’art. 4 del R.D. 30-1-1941 n. 12 sull’Ordinamento giudiziario, nell’enunciare l’appartenenza del cancelliere all’ordine giudiziario, ne sottolinea il profondo collegamento  organico  con  l’ amministrazione della giustizia.
L'ampiezza del concetto di «amministrazione della giustizia», nel quale rientrano non solo le attribuzioni proprie della funzione giurisdizionale, ma anche tutte quelle attività di natura amministrativa non sempre logicamente o funzionalmente connesse all’esercizio della Funzione propria dei giudici, evidenzia, in maniera coerente, l’indicato collegamento organico.
Un ’ elencazione completa delle attribuzioni del cancelliere non è certamente agevole, ove si consideri l’enorme numero di disposizioni di legge da  cui derivano, tese a disciplinare le materie più svariate.
Va ricordato, che il personale delle cancellerie può essere destinato:

—agli uffici giudiziari veri e propri;
—al Ministero della Giustizia per svolgervi compiti genericamente amministrativi o funzioni ispettive;
—all’Ispettorato generale.



•   LE SPECIFICHE FUNZIONI DI CANCELLERIA

Diversi autori distinguono, in linea generale, le Funzioni giurisdizionali del cancelliere da  quelle non giurisdizionali o amministrative. Sono giurisdizionali tutte quelle attribuzioni che svolgono una funzione integrativa della giurisdizione, nei suoi tre spetti della documentazione, della assistenza e dell ’ autenticazione; in particolare:
—nella documentazione il cancelliere ha funzioni analoghe a quelle del notaio e, come questo, conferisce all’atto la pubblica fede;
—nell’assistenza e partecipazione alla formazione dell’atto;
—nella autenticazione, rispetto agli atti formati dal giudice; egli imprime il sigillo della ufficialità
e della legalità, che sottrae il provvedimento alla disponibilità dello stesso giudice.

Funzioni giurisdizionali, nel senso sopra precisato, sono ad esempio quelle indicate negli artt. 57 e 58 c.p.c. conriguardo, appunto:

—alla documentazione delle attività proprie, di quelle degli organi giudiziari e delle parti;
—alla assistenza nella formazione degli atti del giudice e alla sottoscrizione dei provvedimenti giudiziali

—nonché alle altre attribuzioni quali ti rilascio di copie e di estratti autentici dei documenti prodotti, l’iscrizione delle cause a ruolo, la formazione del fascicolo di ufficio e la conservazione di quelli delle parti;

—le comunicazioni e le notificazioni prescritte dalla legge o dal giudice.

Le funzioni giurisdizionali del cancelliere non si esauriscono, Comunque, nelle attività indicate  nei citati articoli, che d’altra parte rinviano ad ogni altra disposizione di legge per tutte le  rimanenti attribuzioni riguardanti il processo o che, comunque, a questo sono riconducibili.

In particolare, le principali attribuzioni giurisdizionali  del cancelliere possono identificarsi:

—nell ’ esecuzione di avvisi, comunicazioni  e notifiche alle parti  e agli altri  soggetti interessati;
—nella pubblicità
degli avvisi, anche a mezzo della stampa, in materia
di esecuzione immobiliare e navale;  
-nella ricezione di depositi
di somme versate dagli offerenti all’incanto di beni immobili e di navi;
—nella esecuzione del  decreto di  trasferimento dei  beni immobili venduti e delle
—nella tenuta del registro delle successioni e nell’espletamento di tutti gli  atti di sua competenza ed a questa riferiti, quali la ricezione delle dichiarazioni di rinunzia dell’eredità o di accettazione con beneficio dell’inventano; rimozione dei sigilli e formazione dell’inventario etc.;
—nella registrazione, nella custodia e vendita dei corpi di reato ed in tutte le altre operazioni conseguenti alla confisca di cose sequestrate non vendib
—nella ricezione di cauzioni in materia civile e penale;
—nella direzione del servizio del casellario giudiziale e nel rilascio dei relativi certificati;
—nel controllo e sottoscrizione delle schede per il casellario;
—nella prenotazione a debito e successiva riscossione delle imposte di bollo e dì registro, dei diritti e delle spese spettanti ai terzi e delle somme anticipate dall’erario nelle procedure (civili o penali) con ammissioni al gratuito patrocinio (per le novità introdotte anche dal D.P.R. 30-5-2002, n. 115 );
—nel recupero delle spese di giustizia in materia penale e nella riscossione delle pene pecuniarie; navi, mediante registrazione e trascrizione del provvedimento;
—nella vendita all’incanto, in alternativa con l’ufficiale giudiziario, dei beni mobili pignorati;
—nella vendita all ’  incanto dei beni  mobili di minori interdetti e inabilitati;
—nella pubblicazione e Comunicazione  nella trascrizione costituzione di diritti immobiliari;
—nella ricezione del giuramento stime fallimentari; delle sentenze, e di quelle recanti modificazioni o  degli atti di notorietà; di perizie stragiudiziali e di
—nella ricezione dei depositi giudiziari e nella emissione dei relativi mandati di pagamento;
—nella emissione di ordini di paga mento a testimoni, periti, interpreti etc.) e nella tenuta del relativo registro (Mod. 12);
—nell’amministrazione delle spese di
- Nella vigilanza norme fiscali
—nella tenuta dei registri regolamentari; di spese di giustizia anticipate dall’erario (indennità ufficio; sulla corretta applicazione delle attinenti alle operazioni relative all’ufficio;
—nel rilascio di copie, estratti e certificati;
—nella ricezione di ogni dichiarazio ne di parte relativa al processo penale che non debba per legge essere resa al giudice (costituzione di parte civile, dichiarazione ed elezione di domicilio, impugnazione di provvedimenti) e di ogni ricorso o istanza diretta all’autorità giudiziaria in materia civile o penale.



•  Attribuzioni non giurisdizionali dei cancellieri :

— partecipazione, quale componente  o segretario, a commissioni centrali o periferiche operanti in seno all’amministrazione della giustizia;
—espletamento di incarichi ispettivi presso le cancellerie dei giudici di pace (D.M. Giust. 5-8-1998) e ai servizi degli ufficiali giudiziari; e nell’assistenza a magistrati ispettori nelle verifiche ai servizi dei tribunali e degli uffici superiori;
— legalizzazione delle firme;
—vidimazione dei registri di cancelleria.



•  IL RAPPORTO DI IMPIEGO DEL PERSONALE  DELLE CANCELLERIE E SEGRETERIE GIUDIZIARIE


Il rapporto di impiego del personale delle cancellerie e segreterie giudiziarie, non essendo più regolato da un ordinamento autonomo, è disciplinato dal TU. 10-1-1957, n. 3 sugli impiegati civili dello  Stato, modificato ed integrato da numerose leggi successive, in special modo dal D.P.R. 28-12-1970, n. 1077 e dal D.P.R. 30-6-1972, n. 748 e dalla L. 11-7-1980, n. 31n 2. Da ultimo, il quadro normativo di riferimento è notevolmente cambiato con l’emanazione del D.Lgs. 3-2-1993, n. 29, recante norme in materia di razionalizzazione dell’organizzazione delle  amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego. Tale decreto è stato successivamente trasfuso nel D.Lgs. 30-3-200 1, n. 165.
Il principio ispiratore della riforma può essere riassunto nella c.d. privatizzazione del pubblico impiego, realizzata attraverso l’assoggettamento di questo alla normativa di diritto comune, con contestuale contrattualizzazione del rapporto individuale di lavoro, ridefinizione del ruolo della contrattazione collettiva e razionalizzazione del sistema di accesso; conseguenza inevitabile è la devoluzione della cognizione delle controversie di lavoro al Giudice monocratico di Tribunale in funzione di giudice del lavoro, la valorizzazione del sistema della mobilità verticale ed orizzontale e il riconoscimento di maggiore autonomia, con conseguente responsabilità, per la dirigenza pubblica. In questo mutato quadro normativo, le disposizioni previste specificamente per il personale delle cancellerie e segreterie giudiziarie dalla L. 23-10-1960, n. l196 restano in vigore solo in quanto compatibili con la nuova disciplina.


LA CONTRATTAZIONE COLLETTIIVA

L’art. 45 dcl D.Lgs. n. 29/1993 prevedeva che la contrattazione collettiva si svolgesse su tutte le materie relative al rapporto di lavoro e alle relazioni sindacali e che le trattative fossero  svolte dalla Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle PR AA. (ARAN) per la parte pubblica, e le organizzazioni sindacali individuate secondo i criteri indicati dall’art. 47 bis del D.Lgs. n. 29/1993 per la parte sindacale. L’ari. 45 del D.Lgs. 29/1993 è stato abrogato dal D. Lgs. 165/2001 che all’art. 40 sostanzialmente riproduce la stessa disciplina, rinviando all’art. 43 deI D.Lgs. 165/2001 stesso in ordine ai criteri in base ai quali individuare le organizzazioni sindacali.
In sede di prima applicazione della riferita normativa, il 17 maggio 1995 è entrato in vigore il contratto collettivo nazionale dì lavoro — comparto Ministeri — con validità quadriennale per la parte normativa e biennale per la parte economica; nella parte normativa, oltre alla regolamentazione del rapporto di lavoro nei suoi vari aspetti, di rilevante interesse è la parte che disciplina il funzionamento dei servizi pubblici essenziali in occasione di scioperi; in particolare, per ciò che ci riguarda, viene garantita l’attività giudiziaria limitatamente all’assistenza alle udienze nei processi con rito direttissimo o con imputati detenuti, alle scarcerazioni ed alla libertà provvisoria.
Il secondo contratto collettivo del 16 febbraio 1999, completato dalla contrattazione integrativa che si svolge al livello delle singole amministrazioni, ha tra i punti qualificanti l’introduzione di un nuovo sistema di classificazione del personale (v. supra, capitolo introduttivo), e la previsione di nuove progressioni economiche e professionali, la regolamentazione del rapporto di lavoro a tempo parziale, la riduzione (per ora limitata) dell’orario di lavoro, la formazione e la mobilità del personale.
Con il successivo contratto collettivo integrativo, sottoscritto in data 16-5-2001 ed entrato in vigore il giorno seguente, si è inteso portare a termine il processo di privatizzazione del rapporto di lavoro del personale del comparto Ministeri, riconducendo alla disciplina negoziale tutti gli istituti del rapporto di lavoro demandati a tale fonte.


LE  RESPONSABILITÀ DEL CANCELLIERE

La violazione dei doveri derivanti dal rapporto di impiego dà luogo a diverse forme di responsabilità, verso i terzi e nei confronti dell’amministrazione

A) Responsabilità civile

Si ha quando dalla trasgressione dei doveri di ufficio derivi per la pubblica amministrazione o per i terzi un danno patrimoniale.
Può sorgere, quindi, a carico del soggetto responsabile un’obbligazione ossia un dovere giuridico di risarcire il danno cagionato (responsabilità civile). L’art. 60 c.p.c. contempla in modo particolare la responsabilità civile del cancelliere quando questi, senza giusto motivo, ricusa di compiere gli atti che gli sono legalmente richiesti oppure omette di compierli nel termine che, su istanza di parte, è fissato dal giudice; o ancora quando ha compiuto un atto nullo con dolo o colpa grave.

8) Responsabilità penale

Si ha quando la trasgressione dei doveri di ufficio assume il carattere di violazione dell’ordine giuridico generale e si concreta nella figura del reato, così da provocare l’intervento dello Stato nell’esercizio della sua funzione giurisdizionale per l’irrogazione della sanzione criminale (pena).


C) Responsabilità amministrativa

Si ha quando la trasgressione dei doveri d’ufficio assume il carattere di violazione dell’ordine giuridico generale ma non si concreta nella figura del reato, con l’intervento dello Stato nell’esercizio della sua funzione amministrativa per l’irrogazione della sanzione amministrativa (L. n. 689/1981).

D) Responsabilità disciplinare

Si ha quando l’impiegato compie infrazioni agli obblighi connessi al rapporto di pubblico impiego. Da tale tipo di responsabilità scaturisce il potere dell’amministrazione di infliggere all’impiegato, che abbia commesso determinati fatti illeciti, le sanzioni previste dall’ordinamento. Particolare ipotesi ditale responsabilità è la c. d. «responsabilità per mancato esercizio del potere di controllo da parte dei capi di ufficio» regolata dalla L. n. 93/1983 (c.d. legge-quadro sul pubblico impiego). Il potere di controllo è diretto all’osservanza, da parte del personale addetto, dei doveri d’ufficio, ed in particolare, dell’orario di lavoro e degli adempimenti connessi al carico di lavoro a ciascuno assegnato.


E) Responsabilità contabile

Un aspetto particolare della responsabilità civile del cancelliere versola pubblica amministrazione è, costituito dalla c.d.
responsabilità contabile, comune a tutti gli impiegati pubblici che rivestano la qualifica di agenti contabili per essere incaricati delle riscossioni dei pagamenti o, comunque, del maneggio di valori di proprietà della pubblica amministrazione. si ricorda che i diversi tipi di responsabilità sono cumulabili così come cumulabili sono le sanzioni.



LA RESPONSABILITÀ DISCIPLINARE iIN PARTICOLARE

Il rapporto dì impiego pubblico comporta effetti bilaterali, sorgendo da esso diritti e doveri reciproci della pubblica amministrazione e dell’impiegato.
Così al diritto alla retribuzione, all’ufficio, alla funzione, alla qualifica, alla carriera, al trasferimento, ai periodi di riposo, all’assistenza sanitaria, fanno riscontro il dovere di fedeltà e di diligenza dell’impiegato, il dovere di subordinazione (pur con i limiti indicati nell’art. 17 D.P.R. 101-1957, n. 3, TU. sugli impiegati civili, il dovere di osservare l’orario di servizio, di mantenere il segreto sugli atti dell’ufficio, l’obbligo della residenza etc.. La violazione di taluno dei doveri innanzi indicati dà luogo alla responsabilità disciplinare e rende concretamente attuabile l’esercizio del potere disciplinare della Amministrazione attraverso l’applicazione delle sanzioni che si ritengono adeguate.
La potestà disciplinare della P.A. ha degli aspetti comuni con quella svolta dallo Stato nell’esercizio della giurisdizione penale; ma si differenzia nettamente da quest’ultima che ha il suo fondamento nella supremazia generale dello Stato sulle singole persone fisiche e che — per il principidi stretta legalità, proprio del diritto penale — trova attuazione solo per fatti specificamente vietati e attraverso l’applicazione di sanzioni espressamente corrispondenti.
Inoltre, l’esercizio della iurisdizione penale è affidato in via esclusiva al giudice, quale organo imparziale e indipendente.
L ’ illecito disciplinare non è, invece, oggetto di un accertamento vincolato come quello del giudice penale rispetto al reato, ma piuttosto di un apprezzamento discrezionale: e l’accertamento della relativa responsabilità costituisce atto di amministrazione, che realizza una manifestazione di supremazia gerarchica.
Non sono infatti previste dalla legge le singole fattispecie (ossia le descrizioni dei singoli comportamenti) che realizzano l’illecito disciplinare, ma sono semplicemente enunciati i doveri cui l’impiegato deve assoggettarsi: sarà per ciò affidato, di volta in volta, agli organi che esercitano il potere disciplinare, il compito di esaminare la condotta del dipendente al fine di stabilire se sia ravvisabile la responsabilità, configurando l’illecito che può ritenersi corrispondente e la sanzione da applicare. Ed inoltre giudice della violazione commessa è la stessa parte offesa dalla condotta dell’impiegato, ossia la stessa Pubblica Amministrazione.


CONSEGUENZE DELLA RESPONSABILITÀ DISCIPLINARE

La responsabilità disciplinare comporta l’applicazione di pene correttive o di pene espulsive:

— le pene correttive hanno lo scopo di far soggiacere chi ha commesso l’illecito ad una conseguenza dannosa, con il duplice risultato dell’espiazione e dell’emenda, e possono consistere in richiami o note di biasimo, o nella privazione temporanea di determinati diritti, o ancora nell’assoggettamento all’obbligo del pagamento dì somme di denaro;
— le pene espulsive sono invece applicate in presenza di violazioni talmente gravi da rendere impossibile la continuazione del rapporto di impiego.



LE SANZIONI DISCIPLINARI

Fino all’emanazione del D.Lgs. n. 29/1993, le sanzioni disciplinari applicabili agli impiegati civili dello Stato erano quelle enumerate dall’art. 78 del TU. imp. civ.: la censura, la riduzione dello stipendio, la sospensione della qualifica, la destituzione.
L’art. 59 del citato decreto, ora art. 55, D.Lgs. 165/2001, ha stabilito che «fermo restando la definizione dei doveri del dipendente ad opera dei codici di comportamento, la tipologia e l’entità delle infrazioni e delle relative sanzioni possono essere definite dai contratti collettivi»; pertanto, il più volte citato C.C.N.L. in vigore dal 17 maggio 1995 ha individuato al l comma dell’art. 24, come sostituito dall’art. 12 dell’ipotesi di C.C.N.L. per il quadriennio 20022005 firmata il 28-2-2003, una nuova gamma di sanzioni disciplinari, da applicarsi comunque previo procedimento disciplinare:

-   il rimprovero verbale;
— il rimprovero scritto (censura);
— la multa di importo variabile fino ad un massimo di quattro ore di retribuzione;
— la sospensione dal servizio con privazione della retribuzione fino a dieci giorni;
— la sospensione del servizio con privazione della retribuzione da undici giorni fino ad un
massimo di sei mesi;
— il licenziamento con preavviso;
— il licenziamento senza preavviso.


Infine, l’art. 13 dell’ipotesi di C.C.N.L. citata, dopo aver individuato i criteri generali da seguire al fine di garantire gradualità e proporzionalità della sanzione in relazione alla gravità della mancanza, provvede a collegare le principali violazioni alle singole sanzioni disciplinari.



•   IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE

Il procedimento finalizzato alla applicazione delle sanzioni disciplinari è regolato dall’ari. 55 D. Lgs. n. 165/2001.  
L’ufficio competente per i procedimenti disciplinari, su segnalazione del capo della struttura in cui il dipendente lavora, contesta per iscritto l’addebito al dipendente medesimo, il quale viene sentito a sua difesa con l’eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato; trascorsi inutilmente quindici giorni dalla convocazione per la difesa del dipendente, il medesimo ufficio provvede ad applicare la sanzione; quando essa consiste nel rimprovero verbale o nella censura, il capo della struttura in cui il dipendente lavora provvede direttamente.
Nel caso in cui i contratti non prevedano procedure di conciliazione, è stabilita una forma di impugnazione della sanzione, da effettuarsi entro venti giorni dalla sua applicazione, a meno che il dipendente non abbia perso tale facoltà esprimendo il proprio consenso all’applicazione di una sanzione in misura ridotta; competente a decidere sull’impugnazione è il collegio arbitrale di disciplina presso ciascuna amministrazione; il collegio emette la sua decisione entro novanta giorni, durante il quale la sanzione resta sospesa.



• IL TRATTAMENTO ECONOMICO DI MISSIONE

L’art. 1 della L.18-12-1973, n. 836, integrata per i magistrati e dirigenti dalla L. 26-7-1978, n. 417, prevede che ai dipendenticivili dello Stato, compresi quelli delle amministrazioni con ordinamento autonomo, ed agli appartenenti alle forze armate ed ai corpi organizzati militarmente comandati in missione isolata fuori della ordinaria sede di servizio in località distanti più di 10 chilometri spettano le indennità di trasferta per ogni 24 ore (ivi compreso il tempo occorrente per il viaggio) di assenza dalla sede. Per le ore residuali spettano le indennità orarie.
A seguito dell’entrata in vigore del C.C.N.L. integrativo, comparto Ministeri, sottoscritto in data 165-200 1, anche la materia in oggetto è stata attratta nell’area negoziale, disponendosi nel contempo la disapplicazione della normativa già in vigore, e segnatamente dell’art. 5, D.P. R. 395/88 e dell’art. 13, D.P.R. 44/90. Pertanto, ai dipendenti statali del comparto ministeri si applicano le nuove disposizioni pattizie, mentre per il restante personale (come, ad esempio, magistrati e dirigenti) valgono le disposizionipregresse e quindi quelle relative alle diarie giornaliere ed orarie, così come riportate nell’allegato A al presente capitolo.
Ai sensi dell’art. 30 del contratto collettivo citato, al personale statale del comparto ministeri, inviato in missione oltre alla normale retribuzione, compete:

— un’indennità di trasferta pari a:
a)euro 20,66 per ogni periodo di 24 ore di trasferta, computando anche il tempo occorrente per il viaggio (abrogato Finanziaria 2005 solo per il personale civile);
b)un importo determinato proporzionalmente per ogni ora di trasferta, in caso di trasferte di durata inferiore alle 24 ore o per le ore eccedenti le 24 ore in caso di trasferte di durata superiore alle 24 ore (computando comunque anche il tempo occorrente per il viaggio) (abrogato Finanziaria 2005 solo per il personale civile);
—il rimborso delle spese effettivamente sostenute per i viaggi in ferrovia, aereo, nave ed altri mezzi di trasporto extraurbani, nel limite del costo del biglietto; per i viaggi in aereo la classe di rimborso è individuata in relazione alla durata del viaggio;
—un’indennità supplementare pari al 5% del costo del biglietto aereo e del 10% del costo per treno e nave (abrogato Finanziaria 2005 solo per il personale civile);
—il rimborso delle spese per i mezzi di trasporto urbano o dei taxi nei casi preventivamente individuati ed autorizzati dall’amministrazione (eventualmente nel  medesimo provvedimento con cui è disposta la missione);
—il compenso per lavoro straordinario, in presenza delle relative autorizzazioni nel caso che l’attività lavorativa nella sede della trasferta si protragga per un tempo superiore al normale orario di lavoro previsto per la giornata; si considera, a tal fine, solo il tempo effettivamente lavorato. Si precisa che nel caso degli autisti si considera attività lavorativa anche il tempo occorrente per il viaggio e quello impiegato per la sorveglianza e custodia del mezzo. Tale clausola è applicabile anche ai dipendenti incaricati dell’attività di sorveglianza e custodia dei beni dell’amministrazione in caso di loro trasferimento anche temporaneo ad altra sede. Ai fini del compenso straordinario, il tempo di viaggio può essere considerato attività lavorati- va anche per altre categorie di lavoratori per i quali in relazione alle modalità di espletamento delle loro prestazioni lavorative è necessario il ricorso all’istituto della trasferta di durata non superiore alle dodici ore. A tale scopo le amministrazioni — previa consultazione con i soggetti sindacali di cui all’art. 8, comma i del CCNL del 16-2-1999 — sulla base della propria organizzazione e nel rispetto degli stanziamenti già previsti nei relativi capitoli di bilancio destinati a tale finalità, definiscono, in un quadro di razionalizzazione delle risorse, le prestazioni lavorative di riferimento. Per le trasferte di durata non inferiore a 8 ore compete solo il rimborso per un pasto nel limite attuale di euro 22,26. Per le trasferte di durata superiore a 12 ore, al dipendente spetta il rimborso della spesa sostenuta per il pernottamento in un albergo fino a quattro stelle e della spesa, nel limite attuale di complessivi euro 44,26, per i due pasti giornalieri. Le spese vanno debitamente documentate.
Nei casi di missione continuativa nella medesima località di durata non inferiore a trenta giorni è consentito il rimborso della spesa per il pernottamento in residenza turistico-alberghiera di categoria corrispondente a quella ammessa per l’albergo, purché risulti economicamente più conveniente rispetto al costo medio della categoria consentita nella medesima località.
Al personale delle diverse categorie inviato in trasferta al seguito e per collaborare con componenti di delegazione ufficiale dell’amministrazione spettano i rimborsi e le agevolazioni previste per i componenti della predetta delegazione  
La norma contrattuale in questione individua poi, a titolo esemplificativo le attività che svolgendosi in particolarissime situazioni operative — non consentono di fruire, durante le trasferte, del pasto o del pernottamento per mancanza di strutture e servizi di ristorazione; le attività che interessano l’Amministrazione giudiziaria sono, a titolo esemplificativo, l’attività ispettiva in materia giudiziaria e l’attività di assistenza all’udienza. I dipendenti che svolgono le predette attività hanno titolo alla corresponsione della somma forfettaria di curo 25,82 lorde giornaliere in luogo dei rimborsi di cui si è detto. In ogni caso in cui il dipendente fruisca del rimborso per vitto e/o alloggio, spetta l’indennità di trasferta, ridotta del 70%. Non è ammessa in nessun caso l’opzione per l’indennità di trasferta in misura intera.
Il dipendente inviato in trasferta ha diritto ad una anticipazione non inferiore al 75% del trattamento complessivo presumibilmente spettante per la trasferta.
Le amministrazioni stabiliscono le condizioni per il rimborso delle spese relative al trasporto del materiale e degli strumenti occorrenti al personale per l’espletamento dell’incarico affidato. Il trattamento di trasferta non viene corrisposto in caso di trasferte di durata inferiore alle 4 ore o svolte come normale servizio d’istituto del personale di vigilanza o di custodia, nell’ambito territoriale di competenza dell’amministrazione. Il trattamento di trasferta cessa di essere corrisposto dopo i primi 240 giorni di trasferta continuativa nella medesima località.
Per quanto non previsto dalla disciplina contrattuale, il trattamento di trasferta, ivi compreso quello relativo alle missioni all’estero, rimane disciplinato dalle leggi n. 836 del 18-12-1973, n. 417 del 26-7-1978 e D.P.R. 513/1978 e successive modificazioni ed integrazioni, nonché dalle norme regolamentari vigenti.
A tal proposito, si riportano ampi stralci della circolare n. 2061/6/DES/6267, in data 9-11-1996, con la quale il Ministero della Giustizia ha chiarito numerosi aspetti circa le modalità applicative del trattamento di missione, in quanto le indicazioni ivi contenute devono ritenersi ancora in massima parte validi:

Elementi costitutivi della fattispecie «missione» o trasferta.
Elementi materiali — La missione si configura in presenza delle seguenti circostanze di fatto:
a) Distanza dall ’ ufficio — La località da raggiungere deve trovarsi in un comune diverso da quello in cui ha sede l’ufficio e da questo distante più di dieci chilometri (calcolati dalla residenza comunale oppure, nel caso di ufficio ubicato in località isolata, dall’ufficio stesso). Conseguentemente, gli spostamenti nell’ambito del comune dove ha sede l’ufficio non concretano «trasferta», a prescindere dalla distanza dall’ufficio.
b) Distanza dall ’ abitazione — La località da raggiungere non deve coincidere con quella in cui il dipendente ha la sua dimora abituale. Qualora il dipendente abbia la sua residenza in Comune diverso da quello in cui ha sede l’ufficio (non rileva se legittimamente o illegittimamente, perché non autorizzato a risiedere fuori sede), per verificare se possa essere considerato in trasferta occorre applicare il criterio della distanza dall’ufficio, come precisato al punto a).
c) Durata — La durata minima della missione, compreso il tempo del viaggio, deve essere superiore a quattro ore, anche sommando i periodi di effettiva durata interessanti la stessa giornata (non si tiene conto delle frazioni di ora inferiori ai 30 minuti e si arrotondano a un’ora le frazioni superiori), salvo che l’attività lavorativa non debba essere prestata in orario notturno (nel qual caso si prescinde dal requisito di durata minima).
La durata massima è di 240 giorni nella stessa località, non potendo essere erogato il relativo trattamento oltre questo termine.
Il termine massimo opera, quindi, in relazione a una missione unica, cioè nella stessa località, considerandosi unica anche la missione interrotta per periodi non superiori a 60 giorni. Si considera altresì unica la missione eseguita saltuariamente nello stesso luogo quando in 30 giorni consecutivi vi sia un impegno lavorativo di oltre 240 ore. in proposito, si precisa che la norma si riferisce chiaramente al caso di molteplici incarichi di missione, conferiti con distinti e reiterati provvedimenti (per legge la missione si considera unica), mentre un incarico prolungato conferito con provvedimento unico ad efficacia ultramensile, senza la predeterminazione della durata complessiva e di un limite orario giornaliero, origina una missione continuativa per sua natura, indipendentemente dalla circostanza che la missione richieda, o meno, un impegno lavorativo di oltre 240 ore nell’arco di 30 giorni consecutivi.
Tale limite massimo non opera nei confronti del personale della magistratura (art. 1, quarto comma, legge n. 4 17/78, come sostituito dall’art. 21 ter, D.L. n. 306/92, convertito con legge n. 356/92).

L ’ autorizzazione — Nella ricorrenza dei presupposti di fatto, la missione è autorizzata dall’organo competente. Gli organi competenti al rilascio dell’autorizzazione sono: il capo dell’ufficio presso il quale il dipendente presta servizio per le missioni rientranti nell’ambito territoriale di competenza dell’ufficio stesso; il presidente della corte di appello e il procuratore generale della Repubblica presso la corte di appello per le missioni da svolgere fuori dell’ambito territoriale dell’ufficio cui appartiene il dipendente e all’interno del distretto. I provvedimenti di delega producono l’eliminazione di tale limite modificando le precedenti regole di riparto della competenza.
L’organo competente a disporre che un dipendente svolga una determinata attivitàlavorativa, considerata nella sua oggettività e indipendentemente dal luogo di esecuzione, può non coincidere con quello competente ad autorizzare la missione. Ciò significa che la prestazione lavorativa che realizza la fattispecie della «missione» comporta che il potere di consentirne l’esecuzione spetti al titolare del potere di autorizzazione. Il potere di autorizzare l’uso di un particolare mezzo di trasporto può spettare ad organi diversi da quelli competenti ad autorizzare la missione (le deleghe conferite, peraltro, realizzano tendenzialmente il risultato dell’attribuzione delle competenze allo stesso organo).
L’autorizzazione deve essere espressa e preventiva. Un’autorizzazione «successiva», con effetti di sanatoria ex tunc, puòessere legittimamente emanata in casi contrassegnati dall’urgenza di espletare l’attività lavorativa, con specifica indicazione dei motivi che non hanno consentito di richiedere e di rilasciare tempestivamente l’autorizzazione, Lo stesso principio si applica anche per l’autorizzazione all’uso di mezzi di trasporto particolari, ma le ragioni di urgenza e di necessità debbono essere valutate con maggior rigore.
Il provvedimento di autorizzazione deve specificare (anche rinviando, per relationem, al contenuto della richiesta le esigenze di servizio, il giorno e l’ora di inizio della missione, il luogo e la sua presumibile durata (per ragioni di sicurezza, di cui deve essere fatta menzione, anche solo indicando l’esistenza di un programma di protezione, si può omettere l’indicazione del luogo della missione).
Copia dell’autorizzazione, preventiva o successiva, deve essere allegata alla tabella di missione per la liquidazione.
Computo della durata della missione La durata della missione si calcola in ore (necessariamente superiori a quattro se diurne) e in giorni, con decorrenza dal momento della partenza dal luogo dove si trova l’ufficio di appartenenza e fino al giorno e all’ora di rientro nello Stesso luogo.
È irrilevante, quindi, il luogo, diverso dalla sede di servizio, in cui l’impiegato è stato autorizzato a risiedere, salvo che sia previsto l’uso del mezzo aereo e il luogo dove si trova l’ufficio sia sprovvisto di aeroporto: in questo caso particolare, la missione ha inizio quando il dipendente lascia la propria abitazione, ancorché situata in luogo diverso da quello in cui si trova l’ufficio, per recarsi all’aeroporto (sempre che, ovviamente, non parta direttamente dall’ufficio).
Il tempo complessivo della missione si calcola di 24 ore in 24 ore a decorrere dall’ora di partenza; ai giorni interi si aggiungono le frazioni calcolate in ore (anche inferiori a quattro, operando tale limite soltanto ai fini della configurabilità della trasferta) così, per esempio, una missione iniziata alle ore 8 del 7 ottobre e terminata alle ore 12 del 12 ottobre ha una durata di giorni cinque e ore quattro.



Il rimborso delle spese

a)Le spese di trasporto — Sono rimborsate, previa presentazione dei titoli di viaggio in originale, le spese per l’uso dei seguenti mezzi di trasporto:
1) Ferrovie e altri trasporti di linea: a) biglietto di prima classe dalla ex carriera esecutiva in poi; b) biglietto di seconda classe per il restante personale;  d) prenotazione del posto: e) vagone letto in compartimento singolo dalla qualifica di dirigente superiore (magistrato di tribunale) in poi; e) supplementi treni intercity, a elevata velocità (ETR 450/460 «Pendolino», ETR 500);f) posto letto in vagone letto per i dipendenti aventi qualifica di primo dirigente; g) cuccetta di
prima classe per il restante personale.
Il costo dei pasti consumati a bordo del mezzo di trasporto attiene al rimborso delle spese di vitto: ciò vale anche per i pasti “obbligatori”, cioè per quelli il cui costo è compreso in quello di particolari supplementi (come avviene per alcuni treni a elevata velocità); in tal caso dal costo del supplemento deve essere scorporata la quota imputabile al pasto.
L’uso di altri servizi di linea deve essere autorizzato dal capo dell’ufficio che ha ordinato la missione, quando consenta di risparmiare tempo oppure manchi il collegamento ferroviario.
Lo stesso organo competente ad autorizzare l’uso del mezzo aereo può autorizzare l’uso di trasporti marittimi, quando la destinazione possa essere raggiunta anche in ferrovia; nonché l’uso di mezzi di trasporto noleggiati, con rimborso delle relative spese, quando vi sia  una particolare necessità di raggiungere rapidamente il luogo della missione.
2) Aereo: a) biglietto di viaggio (la prima classe — o business class — è riservata ai soli dirigenti generali ed equiparati); b) tassa d’imbarco; c) eventuale spesa di un’assicurazione sulla vita stipulata con riferimento ai massimali previsti dalla legge; d) trasferimento da e per aeroporto con l’uso di trasporti di linea (autobus o treno), non essendo ammesso a rimborso l’uso del taxi.
L’autorizzazione all’uso del mezzo aereo deve essere rilasciata dal ministro o dal dirigente generale o da altro capo ufficio avente qualifica non inferiore a quella di primo dirigente o equiparata (ma i limiti territoriali della competenza fanno sì che la competenza, salvo delega, sia soltanto del ministro o del dirigente generale); deve trattarsi di autorizzazione preventiva ed esplicita all’uso del mezzo, dovendosi escludere le formulazioni generiche con rinvio alla discrezionalità del dipendente.
L’organo competente, valutate le circostanze del caso (distanza, effetti sulla durata della missione, costi comparati, natura della missione, ecc.) deve adottare, di norma, la decisione economicamente più conveniente (anche in relazione alle condizioni tariffarie offerte da determinate compagnie di trasporto aereo), salva la ricorrenza di inderogabili esigenze di servizio, tali da prevalere sulle ragioni di ordine patrimoniale. La motivazione della scelta deve essere congruamente esternata.
3) Mezzo proprio. Il procedimento di autorizzazione all’uso del mezzo proprio (autovettura), di competenza del dirigente generale o di un capo ufficio con qualifica di primo dirigente o equiparata (in relazione ai limiti territoriali della competenza), costituisce la condizione indispensabile perché la spesa sia ammessa a rimborso. Pur essendo richiesta per legge la domanda scritta del dipendente, dalla quale risulti che l’amministrazione è sollevata da ogni responsabilità circa l’uso del mezzo, essa non riveste alcun rilievo, secondo un consolidato orientamento della giurisprudenza, ai fini della possibilità di qualificare in itinere l’eventuale infortunio subito dal dipendente.
Il principio della buona amministrazione impone, pertanto, di concedere l’autorizzazione solo in casi eccezionali: difficoltà rilevanti nell’uso dei mezzi pubblici; inesistenza di collegamenti diretti e conseguente notevole dispendio di tempo, sempre che non vi sia aggravio di spesa rispetto al costo del viaggio con altri mezzi.
Il rimborso consiste nella corresponsione di un’indennità chilometrica pari al quinto del prezzo vigente per litro della benzina super, più il costo del pedaggio autostradale.
Il rimborso è subordinato alla presentazione da parte del dipendente di una dichiarazione circa la distanza chilometrica tra sede di servizio e sede della missione, nonché della ricevuta comprovante il pagamento del pedaggio autostradale.


b) Indennità supplementare di viaggio — In aggiunta al rimborso delle spese di viaggio per missioni di servizio all’interno o all’estero, va corrisposta un’indennità supplementare pari al 10% del costo del biglietto a tariffa intera (non concorrono a formare la base di computo dell’indennità supplementare gli importi relativi a servizi particolari, come i supplementi, le prenotazioni, il vagone letto ecc.), per il viaggio compiuto in ferrovia, o su altri mezzi di trasporto in servizio di linea terrestre o marittimo.
Per l’uso del mezzo aereo l’indennità supplementare è pari al 5% del costo del solo biglietto di viaggio. L’indennità è dovuta nella stessa misura se il viaggio è compiuto gratuitamente usufruendo di particolari concessioni di viaggio in relazione alla qualifica rivestita o alle funzioni svolte.
Invece, per i viaggi compiuti con mezzi di trasporto forniti dall’amministrazione, compete un’indennità di euro 0,00103 a chilometro (non risultando che sia mai stata aggiornata dal 1973). (Abrogata)

c) Le spese per l ’ alloggio (9) Per il rimborso è necessario presentare la fattura o la ricevuta fiscale rilasciata dall’esercizio alberghiero, contenente l’indicazione della categoria e del costo della camera singola. Dal costo complessivo deve essere scorporato quello relativo all’eventuale prima colazione compresa nel prezzo della camera, perché si tratta di spesa concernente il vitto. Non sono ammessi a rimborso i costi di tutte le altre prestazioni e servizi eventualmente forniti dall’esercizio alberghiero al dipendente.
Si richiama l’attenzione sull’ipotesi della missione giornaliera, che ricorre allorché la missione — anche di lunga durata — sia espletata in località posta ad una distanza tale dalla sede di servizio da essere coperta in non più di novanta minuti (calcolati con il mezzo di linea più veloce e secondo gli orari ufficiali): ricorrendo tale ipotesi, non è rimborsabile la spesa relativa all’alloggio perché il dipendente ha l’obbligo di rientrare giornalmente in sede; il pernottamento può tuttavia essere autorizzato (ed ammesso al rimborso) in considerazione delle particolarità della prestazione che deve essere resa (per esempio, obbligo di iniziare il servizio molto presto al mattino). Ricorrendo l’ipotesi della missione giornaliera, il dipendente ha diritto al rimborso della spesa per i pasti, in relazione alle ore di missione e secondo le regole di seguito riferite.

d) Le spese per il vitto — Il diritto al rimborso delle spese relative a due pasti è riconosciuto per le missioni che hanno una durata compresa tra le 12 e le 24 ore, mentre il rimborso delle spese relative a un solo pasto è riconosciuto per missioni di durata non inferiore a 8 ore.
Il diritto al rimborso della spesa per il vitto è subordinato alla presentazione della ricevuta fiscale o della fattura rilasciata dall’esercizio pubblico, da cui deve risultare la somministrazione del vitto (pertanto, non sono validi i semplici scontrini fiscali rilasciati da bar, fast food ecc.), ed è riconosciuto entro massimali che, per il corrente anno, sono fissati in euro 30,55 per un pasto e in euro 61,10 per due per il personale della magistratura e dirigenziale, ed in euro 22,26 per un pasto e in euro 44,26 per due per il personale appartenente alle qualifiche funzionali.
Nell’ipotesi di missione avente una durata compresa tra le 12 e le 24 ore e di richiesta di rimborso di due pasti, è indifferente la distribuzione delle somme per i singoli pasti, purché si resti nei limiti del massimale previsto.


Il pagamento del trattamento di missione  

Per le missioni di durata superiore alle 24 ore, su domanda dell’interessato sono corrisposte anticipazioni nei limiti del 75% della spesa complessiva prevista, mentre il saldo deve essere corrisposto entro trenta giorni dalla richiesta regolarmente documentata (o dalla successiva regolarizzazione).
La scadenza ditale termine vale a costituire in mora l’amministrazione con il diritto del dipendente, per i crediti maturati a titolo di trattamento di missione dal 1° gennaio 1995, al pagamento degli interessi legali o, se di importo maggiore, della rivalutazione monetaria, a norma dell’art. 22, trentaseiesimo comma, seconda parte, della legge 23-12-1994, n. 724 (Misure di razionalizzazione della finanza pubblica»).
Di conseguenza, il mancato rispetto del termine di adempimento può essere causa di responsabilità per danno erariale.



DIARIE PER LE MISSIONI ALL’ESTERO

Ai fini del trattamento economico da attribuire al personale dello Stato, compreso quello delle amministrazioni ad ordinamento autonomo, che si rechi in missione all’estero, il personale stesso è suddiviso in sei gruppi (dalla A alla F), così come previsto dalla tabella A allegata al D.M. Tesoro 27agosto 1998, pubblicato sulla G.U. 31 agosto 1998, n. 202.
Tale decreto ha operato un accorpamento degli undici gruppi in precedenza previsti; in particolare, il personale con qualifica dirigenziale è inserito nel gruppo C, il personale dalla ex nona alla ex settima q.f. nel gruppo D, quello dalla ex sesta alla ex terza q.f. nel gruppo E.
Ai sensi dell’art. I del D.P.R. 31 marzo 1971, n. 286, le indennità giornaliere spettanti per gli incarichi di missione all’estero sono stabilite paese per paese, al netto delle ritenute erariali.
Gli importi delle indennità attualmente in vigore sono quelle previste dalla tabella B allegata al citato decreto ministeriale; peraltro, l’originaria tabella è stata di recente sostituita on quella approvata dal D.M. (economia e finanze) 13-1-2003 (in G.U. n. 51 del 3-3-2003) ed in vigore a decorrere dall0 gennaio 2003; di particolare evidenza è il fatto che tutti gli importi sono ormai espressi solo in euro, e non più in valuta locale o dollaro USA come invece prevedevano le precedenti tabelle, ormai abrogate.


ALLEGATO A

Tabella Trattamento di trasferta (magistrati e dirigenti)










• GLI UFFICI DEL PUBBLICO MINISTERO


 L’UFFICIO DEL P.M

Presso ciascuna Corte e Tribunale è istituito un ufficio del Pubblico Ministero, distinto ed autonomo rispetto all’organo giurisdizionale accanto al quale svolge le sue funzioni.
Gli uffici del P.M. sono costituiti da magistrati dell ’ ordine giudiziario che formano, nel loro complesso, la magistratura c. d. «requirente», la quale si contrappone alla magistratura «giudicante» essendo il proprio compito quello di proporre ai giudici richieste dirette a promuovere e a stimolare l’attività di accertamento e di decisione.
A norma dell’art. 73 dell’Ordinamento Giudiziario (R.D. 30-1-1941, n. 12) il P.M.:
— veglia all’osservanza delle leggi, alla pronta e regolare amministrazione della giustizia, alla tutela dei diritti dello Stato, delle persone giuridiche e degli incapaci richiedendo, nei casi di urgenza, i provvedimenti che ritiene necessari;
— promuove la repressione dei reati e l’applicazione delle misure di sicurezza;
— fa eseguire i giudicati ed ogni altro provvedimento del giudice, nei casi stabiliti dalla legge. Le attribuzioni del P.M. hanno riferimento tanto con la giustizia civile  che con la giustizia penale; ma è soprattutto in tale ultimo campo che il P.M. assume costantemente un ruolo di protagonista essendo- gli conferita, in via esclusiva, la titolarità dell’azione penale ed attribuito il potere di procedere alle indagini preliminari, di impugnare i provvedimenti del giudice di richiedere al giudice per le indagini preliminari la convalida dell’arresto o del fermo.


ORGANIZZAZIONE DELL’UFFICIO DEL P.M.

Gli uffici del P.M. — che nel loro insieme costituiscono un unico organo, impersonale e indivisibile — si articolano secondo una struttura piramidale, attraverso la costituzione di un ufficio della Procura della Repubblica presso ciascun Tribunale e Tribunale per i Minorenni; di un ufficio della Procura Generale della Repubblica presso ciascuna Corte d’Appello e presso la Corte di Cassazione. l’ufficio del P.M. è caratterizzato dal principio della subordinazione gerarchica, nel senso che ciascun magistrato deve seguire le direttive del capo dell’ufficio, mentre ciascun ufficio di Procura è gerarchicamente sottoposto alla Procura Generale del capoluogo del distretto di appartenenza.




•  LE SEGRETERIE GIUDIZIARIE

Con il R.D. 6-12-1865, n. 2626 contenente norme sul primo ordinamento giudiziario del Regno d’Italia, e con il R.D. 14-12-1865, n. 2641 che approvava il relativo regolamento, presso le autorità giudiziarie requirenti Furono istituiti funzionari aventi compiti analoghi a quelli dei cancellieri e grado gerarchico inferiore, denominati segretari, sostituti, segretari e sostituti, segretari aggiunti.
Ad ogni cancelleria, istituita per ciascun giudice collegiale, corrispose per ciò una segreteria per il rispettivo ufficio del P.M. Cancellieri e segretari costituirono successivamente un ruolo unico (R.D. 5-12-1878, n. 4640), in linea con il criterio adottato per i magistrati delle due carriere, giudicante e requirente.
I funzionari delle cancellerie e segreterie giudiziarie, assunti attraverso concorsi unici e distinti soltanto dalla successiva assegnazione all’uno o all’altro ufficio, ebbero il medesimo sviluppo di carriera e qualifiche corrispondenti. Le attribuzioni più limitate del segretario rispetto ai compiti del cancelliere non furono,
quindi, conseguenza di una collocazione giuridica inferiore, dell’uno rispetto all’altro, ma soltanto delle più limitate funzioni dell’ufficio del P.M. in rapporto a quelle del giudice.
La diversa denominazione di cancelliere e di segretario è valsa a distinguere, fino alla riforma del 1972, i funzionari addetti agli uffici giurisdizionali da quelli assegnati alle Procure e Procure Generali; con l’istituzione della carriera direttiva (D.P.R. 1-6-72, n. 319) non si è conservata l’indicata distinzione, restando la sola qualifica di cancelliere a designare i funzionari ditale ruolo, nel grado iniziale, presso tutti gli uffici giudiziari, compresi quelli del P.M.
Resta, invece, la distinzione tra uffici di cancelleria e segreteria delineata a chiare lettere nell’art. 3 del R.D. 30-1-1941, n. 12, secondo cui «ogni Corte, Tribunale ed ufficio del giudice di pace ha una cancelleria ed ogni ufficio del Pubblico Ministero ha una segreteria»


ORGANIZZAZIONE DEGLI UFFICI DI SEGRETERIA

La struttura organizzativa delle segreterie giudiziarie è articolata secondo lo schema già indicato per le cancellerie con le sole differenze dovute all’adeguamento con le più limitate funzioni di P.M.
Vi trova impiego personale di tutte le qualifiche, per il quale vale tutto quanto esposto in precedenza, spesso affiancato da personale della polizia giudiziaria per quello stretto vincolo di collaborazione discendente dal rapporto di dipendenza funzionale degli ufficiali ed agenti di P. G. con il Procuratore Generale ed il Procuratore della Repubblica.
La stessa legge processuale penale tiene conto in maniera particolare ditale vincolo, fino a stabilire che «alla redazione del verbale ed alle annotazioni provvede l’ufficiale di polizia giudiziaria o l ’ ausiliario che assiste il pubblico ministero» (art. 373, comma 6, c.p.p.).





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