CHIESA - LA REALTA' E IL LIMITE DELLA NORMA- LEGGEPRATICA

      L E G G E P R A T I C A
Vai ai contenuti

Menu principale:

DIRITTO

Il pluralismo confessionale e la la presenza dell'ISLAM in Italia

Per quanto le ultime intese stipulate nel 2007 abbiano messo ancora una volta in evidenza i tanti difetti di quest’istituto e le successive vicende che ne hanno dilatato nel tempo l’entrata in vigore portino a considerare quasi un’utopia la possibilità di riprendere la strada della contrattazione bilaterale con le confessioni religiose, dall’altro lato l’unica possibile e auspicabile alternativa, cioè la revisione della legislazione sui culti ammessi, sembra sempre più impantanata nelle sabbie mobili di un Parlamento che, distratto dai problemi ben più pressanti causati dalla crisi economica e dilaniato dai contrasti apertisi al suo interno, non appare avere né la voglia né la capacità di occuparsi di stabilire la par condicio tra le confessioni,  per garantire la piena attuazione di quel diritto di libertà religiosa pure affermato con tanta evidenza nella nostra Carta Costituzionale79.

La mancata attuazione della legge generale sulla libertà religiosa non può comunque essere assunta come un valido motivo per non fare nulla, per cui in subordine rimane sempre possibile  ricorrere alla negoziazione bilaterale seguendo il percorso indicato dall’art. 8, comma 3, Cost.

Le divisioni emerse in seno all’Islam italiano giustificano il fatto che lo Stato possa prendere posizioni diverse nei confronti delle diverse associazioni e quindi decidere di avviare delle trattative volte alla futura stipulazione di un’intesa solo con quelle organizzazioni moderate che hanno condiviso il progetto della Carta dei valori e che si sono unite, coltivando questa speranza (Federazione dell’Islam italiano, Confederazione islamica italiana), proprio al fine di acquisire maggiore visibilità, lasciando che altre organizzazioni, espressive dell’Islam radicale, continuino ad essere sottoposte alla legislazione comune che, comunque, garantisce loro anche maggiore libertà di quella che meriterebbero, stante la marcata distanza dai valori fondamentali della società italiana.
Continuare a trincerarsi dietro la mancanza di una rappresentanza istituzionale unitaria dell’Islam per rifiutare l’intesa con gli esponenti dell’Islam moderato non appare più conveniente né politicamente corretto, tanto più che, dando uno sguardo alle intese stipulate in precedenza, si vede che non sempre è stato ritenuto necessario che le confessioni avessero una rappresentanza unitaria. Infatti, non è stato chiesto, come è stato fatto dalla Spagna, alle varie chiese protestanti di unirsi in una federazione (l’unico caso si è avuto con i valdo-metodisti, che lo hanno deciso spontaneamente), ma sono state avviate trattative e siglate intese con singole confessioni (avventista, luterana, battista), alcune delle quali non avevano neanche la pretesa di rappresentare in Italia tutti i fedeli di quella religione, come è avvenuto ad esempio per le ADI che non esauriscono tutto il mondo dei pentecostali; queste confessioni, inoltre, dal punto di vista numerico, per quanto questo criterio abbia un valore relativo, contano sicuramente molto meno aderenti di quanti non ne abbiano le organizzazioni islamiche che potrebbero essere ammesse all’intesa.
Le considerazioni appena svolte valgono anche per le più recenti intese del 2007 di cui sono state protagoniste pure associazioni religiose come l’Unione Induista italiana (UII) e l’Unione Buddista italiana (UBI), le quali non sono enti esponenziali di un’unica confessione religiosa, ma rappresentano una parte, seppur numerosa, delle comunità induiste e buddiste presenti sul territorio italiano; ciò è reso ancora più evidente dal fatto che un altro ente buddista, l’Istituto buddista italiano Soka Gakkai, abbia presentato un’autonoma richiesta di intesa, le cui trattative, peraltro, sono iniziate nel 2001, confermando la tesi qui sostenuta.
Fermo restando che l’intesa non può e non deve essere considerata come l’unico strumento valido per regolare i rapporti con il mondo musulmano, la cui complessità richiede, invece, che siano trovate soluzioni adeguate alle varie problematiche man mano che si presentano, per cui un ruolo importante può essere assunto, come già in parte avviene, pure dagli enti locali (Regioni, Comuni), che però dovrebbero agire secondo criteri unitari e non nella più totale discrezionalità.  
Abbandonando l’idea che l’intesa debba regolamentare tutti i possibili rapporti della confessione con lo Stato, si potrebbe partire, in via sperimentale, limitando la negoziazione ad alcuni settori che più propriamente riguardano la tutela della libertà religiosa e che da tempo richiedono una tutela adeguata, e soprattutto eguale per l’intero territorio nazionale, mentre fino ad ora sono stati lasciati all’arbitrio delle istituzioni locali, come ad esempio il finanziamento dell’edilizia di culto e la concessione e disponibilità di locali idonei ad essere destinati come luoghi di preghiera, la regolamentazione dell’insegnamento della religione islamica nelle scuole, il riconoscimento delle festività religiose, ecc.

Sembra dunque che sia venuto il momento di lasciarsi alle spalle i timori, la diffidenza ed i pregiudizi, anche se in parte giustificati, che fino ad ora hanno caratterizzato i rapporti con l’Islam italiano e di distinguere al suo interno gli interlocutori affidabili, con i quali potrebbero essere stipulate specifiche intese, da quelli che non lo sono. Si faciliterebbe così attraverso uno scambio reciproco, basato da un lato sul rispetto delle loro esigenze religiose e dall’altro dalla condivisione dei principi costituzionali e dei valori fondamentali della cultura italiana, l’integrazione di queste comunità all’interno del nostro tessuto sociale e al tempo stesso si darebbe un chiaro segnale che l’art. 8, comma 1, Cost. non contiene solo una bella dichiarazione di intenti, ma che lo Stato intende davvero, modulando le risorse e le misure a sua disposizione, impegnarsi per la piena realizzazione dell’eguale libertà di tutte le confessioni religiose.




 
Torna ai contenuti | Torna al menu