SPORT - LA REALTA' E IL LIMITE DELLA NORMA- LEGGEPRATICA

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DIRITTO

L'ILLECITO SPORTIVO

Il diritto sportivo è una disciplina giuridica che risente molto del precedente giudiziario, il quale assume non solo una valenza interpretativa, ma talvolta integrativa, se non addirittura sostitutiva, della norma. Pertanto la materia necessita di un indispensabile aggiornamento delle numerose sentenze federali e del Tnas, che si sono recentemente succedute copiose, contribuendo ad un arricchimento sensibile degli strumenti giuridici utilizzabili nell'esercizio delle difese in sedi sportive.

Sembra utile dare un paio di delucidazioni in ordine ai soggetti ed allo svolgimento del procedimento stesso.
Ovviamente ci si  limitera` ad alcune nozioni essenziali relative all`oggetto del procedimento stesso.
Per illecito sportivo si intende "Il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica costituisce illecito sportivo" (art. 7 c. 1  Codice di Giustizia Sportiva - CGS).
L`omessa denuncia riguarda invece il caso di cui all`ultimo comma del predetto art. 7 CGS che prevede che "I soggetti [...] che comunque abbiano avuto rapporti con societa` o persone che abbiano posto o stiano per porre in essere taluno degli atti indicati ai commi precedenti ovvero che siano venuti a conoscenza in qualunque modo che societa` o persone abbiano posto o stiano per porre in essere taluno di detti atti, hanno il dovere di informarne, senza indugio, la Procura federale della FIGC.

Entrando nell`analisi dei soggetti del procedimento per illecito sportivo ed omessa denuncia, il ruolo del magistrato inquirente (che nel rito penale e` del Pubblico Ministero), e` svolto dalla suddetta Procura Federale che, ai sensi dell`art. 32 c. 3  CGS nella persona del Procuratore federale "avvia l`azione disciplinare nei casi previsti dal presente codice e svolge le funzioni requirenti davanti agli Organi della giustizia sportiva".
Il Giudice di I grado, nel caso di specie, sara` la Commissione Disciplinare Nazionale la quale, ai sensi dell`art. 30 c. 1 CGS "e` giudice di primo grado nei procedimenti instaurati su deferimento del Procuratore federale per i campionati e le competizioni di livello nazionale". La composizione dell`organo e`, di norma, un collegio di tre membri (il Presidente piu` altri due giudici), ma per cause riunite o particolarmente complesse puo` essere di cinque.

Eventuale giudice di appello sara` la Corte di Giustizia Federale (la cui composizione e` di norma di 5 membri, ma puo` arrivare a 7 per cause riunite o di particolare complessita`, ex art. 31 CGS).
In ambito federale non vi sono ulteriori organi giudicanti. Nei procedimenti precedenti, alcuni condannati dalla Corte di Giustizia Federale impugnarono la sentenza al Tribunale Nazionale d`Arbitrato per lo Sport del CONI: tutti i ricorsi vennero respinti.
Il procedimento di cui al CGS ha natura particolarmente celere, tanto che le indagini devono concludersi prima dell`inizio della stagione sportiva successiva (art. 40 CGS).  Peraltro la prassi degli ultimi anni ha insegnato come non solo le indagini, ma spesso tutto il procedimento venga concluso prima dell`inizio della nuova stagione sportiva, con l`effetto che i tempi ridotti riducono ampiamente le possibilita` di difesa per i soggetti deferiti.

Deve sottolinearsi, infatti, che le maggiori critiche al processo sportivo sono quelle concernenti non solo le tempistiche (da una lettura veloce dell`art. 41 CGS si evince come il Giudice, una volta ricevuti gli atti e verificata la notifica degli stessi da parte della Procura Federale ai soggetti deferiti, "dispone la notificazione dell`avviso di convocazione per la trattazione del giudizio, con l`avvertimento che gli atti rimangono depositati fino a cinque giorni prima della data fissata per il dibattimento e che, entro tale termine, le parti possono prenderne visione, richiederne copia, presentare memorie, istanze e quanto altro ritengano utile ai fini della difesa. II termine per comparire innanzi all`Organo di giustizia sportiva non puo` essere inferiore a dieci giorni liberi, decorrenti dalla data di ricezione dell`avviso di convocazione". Vero che i predetti termini sono minimi ma spesso, nella prassi, corrispondono perfettamente a quelli effettivi, ed ovviamente incidono sulle possibilita` di difesa.
Le difese possono poi indicare dei testimoni ("Le istanze di ammissione di testimoni devono indicare, a pena di inammissibilita`, i dati di individuazione e di recapito dei medesimi, nonche` i capitoli di prova. I testimoni sono convocati a cura e spese delle parti che ne fanno istanza. Il Presidente ha facolta` di ridurre le liste testimoniali").
Inoltre, "La Commissione disciplinare e` investita dei piu` ampi poteri di indagine in ordine alla assunzione delle prove ed alla rinnovazione degli atti compiuti nella fase istruttoria, avvalendosi, se necessario, della Procura Federale".

Oltre a tali aspetti, appare fondamentale l`aspetto dell`inversione dell`onere della prova. Pur essendo un procedimento sostanzialmente improntato sullo schema penalistico, al contrario di quanto previsto per l`ordinamento penale nel giudizio sportivo il soggetto deferito e` considerato responsabile dei fatti ascrittigli, e sta a lui ed alla sua difesa discolparsi e dimostrare che le accuse mosse nei suoi confronti non corrispondono alla realta`.

A prescindere da questioni di garanzia dei diritti costituzionali (pur considerando la specialita` e la particolarita` dell`ordinamento sportivo), qualsiasi operatore del diritto si rende ben conto quanto complesso possa essere trovare prove a discarico credibili specie perche`  vige, di norma, la presunzione sul fatto che i testimoni indicati dai deferiti confermino la versione degli stessi in quanto vogliano evitare a loro volta un deferimento.

Un ultimo accenno va fatto circa le possibili sanzioni. In linea generale "Gli Organi della giustizia sportiva stabiliscono la specie e la misura delle sanzioni disciplinari, tenendo conto della natura e della gravita` dei fatti commessi e valutate le circostanze aggravanti e attenuanti, nonche` l`eventuale recidiva" (art. 16 CGS). La sanzione minima per l`illecito sportivo e` di minimo tre anni (art. 7 CGS) mentre per l`omessa denuncia si puo` arrivare fino ad un anno. Sono previste aggravanti per la recidiva, nonche` la possibilita` di sconti, anche ingenti, in caso di collaborazione e/o patteggiamento.

Sembra opportuno aggiungere un paio di parole sulla questione del patteggiamento, chiesto in sede processuale da molti dei deferiti; il Codice di Giustizia sportiva parla di tale istituto in due articoli:

Art. 23
Applicazione di sanzioni su richiesta delle parti.
1. I soggetti di cui all`art. 1 comma 1 possono accordarsi con la Procura federale, prima che termini la fase dibattimentale di primo grado, per chiedere all`organo giudicante l`applicazione di una sanzione ridotta, indicandone le specie e la misura.
2. L`organo giudicante, se ritiene corretta la qualificazione dei fatti come formulata dalle parti e congrua la sanzione indicata, ne dispone l`applicazione con ordinanza non impugnabile, che chiude il procedimento nei confronti del richiedente.
3. L`applicazione di sanzioni su richiesta delle parti e` esclusa nei casi di recidiva e nei casi di cui all`art. 7, comma 6.

Art. 24
Collaborazione degli incolpati.
1. In caso di ammissione di responsabilita` e di collaborazione fattiva da parte dei soggetti sottoposti a procedimento disciplinare per la scoperta o l`accertamento di violazioni regolamentari, gli organi giudicanti possono ridurre, su proposta della Procura federale, le sanzioni previste dalla normativa federale ovvero commutarle in prescrizioni alternative o determinarle in via equitativa.
2. In tal caso, la riduzione puo` essere estesa anche alle societa` che rispondono a titolo di responsabilita` diretta od oggettiva.

la prima norma prevede un accordo sulla quantificazione della pena che prescinde dall`ammissione della responsabilita`, che deve intervenire tra il deferito e la Procura Federale, per essere poi sottoposto all`organo giudicante che ne dispone l`applicazione, ove ritenga la pena patteggiata congrua.
La seconda norma, al contrario, prevede una ammissione di responsabilita` e una collaborazione del soggetto sottoposto al procedimento disciplinare, che poi si vedra` ridotta o commutata la pena su proposta della Procura Federale.

Alla luce delle diatribe sorte in ogni dove circa il fatto che il patteggiamento preveda comunque un`ammissione di colpa da parte di chi lo richieda (spesso solo per dire che l`allenatore della Juventus e` da considerarsi colpevole), si deve precisare che l`art. 23 CGS non prevede alcuna ammissione di responsabilita`. Del resto, pure in ambito penale l`istituto dell`applicazione della pena su richiesta delle parti (art. 444 c.p.p.) non e` considerato tale: questo aspetto e` ulteriormente delineato da alcune decisioni delle Sezioni Unite della Cassazione.
La dottrina e la giurisprudenza tendono ad individuare nel c.d. "patteggiamento" una strategia difensiva sia per il reo che voglia godere di determinati benefici (come la riduzione della pena), sia per l`innocente che ritenga di non potersi difendere adeguatamente nel processo.



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